la crisi ereditaria


come gestirla e trovare la soluzione

7 cose da sapere per evitare la crisi ereditaria

Le dispute tra fratelli per l’eredità sono diffusissime, quasi all’ordine del giorno. A prescindere dal ceto sociale, dalla cultura, dalla dislocazione geografica degli eredi, persino dall’ammontare dell’asse ereditario, la divisione del patrimonio può scatenare dissidi irrimediabili in ogni famiglia. Esiste un modo efficacie per gestire i conflitti tra i coeredi?

1 - L’importanza di lasciare un testamento

Le dispute tra fratelli per l’eredità sono molto frequenti. In Italia si stima che solo il 15% delle successioni avvenga alla luce di disposizioni testamentarie. Viceversa proprio un testamento, magari redatto con l’ausilio di un avvocato o di un notaio, sarebbe uno strumento valido per dividere il proprio patrimonio in vita e per tentare di evitare dispute tra i figli.

2 - La stima dell’asse ereditario

Se un genitore muore senza lasciare testamento, possono nascere aspre  discussioni tra i figli. La più frequente è quella della corretta stima dei beni che compongono l‘asse ereditario. A chi spetta il compito di valutare una casa, un terreno edificabile, piuttosto che le quote dell’azienda di famiglia? Ognuno dei coeredi avrà fatto predisporre stime da un perito di fiducia e si rischia di non trovare un accordo. Occorrerà dunque aver predisposto stime attendibili del patrimonio in modo da evitare il rischio di contenziosi ereditari lunghi e costosi che rischiano di scontentare tutti gli eredi.

3 - Le quote di legittima e il problema delle donazioni in vita

Ogni figlio ha diritto ad una quota minima di eredità stabilita per legge. Il codice civile dispone che nel caso di più figli, al coniuge spetta un terzo del patrimonio mentre ai figli vanno i restanti due terzi, divisi in parti uguali tra loro. In assenza di coniuge, ai figli spetta l’intero patrimonio equamente ripartito.  I beni mobili o immobili dati in vita devono essere conteggiati nel momento della divisione  dell’eredità. E’ l’istituto della collazione che serve proprio a riequilibrare i diritti ereditari dei coeredi. La collazione deve essere effettuata a meno che il genitore non avesse previsto espressamente la dispensa da collazione al momento della donazione. La dispensa da collazione è la clausola con cui il genitore specifica che un dono fatto in vita al figlio è un extra sull’eredità. Senza questa dispensa la donazione sarà considerata come un anticipo dell’eredità e dovrà essere conteggiata nella quota ereditaria del figlio al momento della divisione dei beni. 

4 - Le spese per il mantenimento e per le nozze dei figli

Alcune spese, fatte dai genitori in vita per i figli, non possono essere considerate un anticipo sull’eredità. Le spese di mantenimento ed educazione, le spese sostenute per una malattia, per l’abbigliamento e per le nozze non si conteggiano nella ripartizione dell’eredità e dunque per queste spese non può essere applicato l’istituto giuridico della collazione.

5 - Crediti dei figli verso il genitore defunto

Può succedere che un figlio abbia prestato del denaro a un genitore in momentaneo bisogno e può capitare che il genitore muoia senza poterlo restituire. In questo caso il figlio diventa creditore del defunto e occorre che i superstiti saldino il debito prima di affrontare il tema della divisione ereditaria. Nei debiti vanno conteggiate pure le spese mediche relative al defunto negli ultimi sei mesi di vita, comprese quelle per ricoveri e farmaci, così come le spese funerarie. In questi casi si suggerisce di operare una attenta ricognizione delle spese sostenute per poi attuare una compensazione nella fase della divisione ereditaria.

6 - Si eredita sempre da entrambi i genitori

Se ad esempio ci sono tre figli e il padre ha già donato la maggior parte del patrimonio familiare a due di loro, la madre superstite non può nominare erede universale il terzo figlio poiché lederebbe il principio della parità tra i coeredi disposta dalla legge. In altre parole un genitore non può compensare le differenze fatte sull’eredità del coniuge premorto. Ogni figlio ha diritto alla propria quota su ciascun asse ereditario, indipendentemente da ciò che è stato fatto. Se uno dei coeredi ritiene di aver subito una lesione nei propri diritti successori o un’ingiustizia nella ripartizione dell’eredità, deve agire giudizialmente nel termine di dieci anni dalla morte del defunto. Trascorso tale termine non si può più agire in giudizio per far valere i propri diritti.

7 - Come gestire i debiti ereditari

Normalmente si può scegliere tra tre possibilità.

1) La rinuncia all’eredità se vi sono debiti del de cuius che superano il valore dell’attivo ereditario e quindi se l’accettazione dell’eredità causerà un danno economico; in questo caso, ove vi siano figli del rinunciante, questi subentrano nella chiamata ereditaria e dovranno decidere se accettare o rifiutare l’eredità.

2) Il pagamento di tutti i debiti del defunto per onorarne la memoria.

3) L’accettazione con il beneficio d’inventario. Vale a dire che si diventa erede ma si risponde dei debiti ereditari solo con il patrimonio del genitore defunto, senza rischiare i propri beni personali.

La soluzione del contenzioso ereditario attraverso la mediazione

Mediazioni ereditarie gestite

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Accordi raggiunti

Ore di Mediazione ereditaria

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